di Paolo Battistel.

JavaCiò che fino a poco tempo fa eran solo parole o ipotesi azzardate in queste ore si sta concretizzando. Non era difficile immaginare che il Social Network di Mark Zuckerberg in cui ciascun utente può chattare, pubblicare foto e descrivere se stesso e i propri pensieri davanti al mondo potesse essere un potenziale archivio dati di ciascun iscritto, ma ora l’ipotesi ha preso la forma di un’inchiesta.

 

L’antefatto

L’origine della vicenda prende il nome di Max Schrems, uno studente austriaco di 24 anni entrato in possesso di un corposo fascicolo di sue informazioni personali raccolte da Facebook in un migliaio di pagine. Il giovane si accorse che la lista di dati riguardavano il resoconto dettagliato dei suoi tre anni trascorsi dentro il sito di Zuckerberg.  Nell’analisi del suo file personale Schrems aveva constatato con sconcerto che erano presenti anche dati e informazioni da lui stesso eliminate, senza dimenticare indirizzi di posta elettronica mai utilizzati su Facebook.

Conscio dell’abuso compiuto dal Social Network Schrems ha contattato l’Irish Data Protection Commissioner (IDC) per salvaguardare i suoi diritti.

Europe versus Facebook

La denucia sull’utilizzo di dati personali per una sorta di scheda di ciascun utente viene ripresa dal noto sito Europe versus Facebook con un ulteriore aggravamento della posizione del Social Network che oltre a “schedare” gli iscritti avrebbe anche creato dei “Profili Ombra” per accumulare informazioni su quegli utenti non ancora iscritti al servizio.

Stando a quanto riportato nel documento scaricabile nel sito ed ora al vaglio degli inquirenti, gli utenti iscritti sarebbero incoraggiati dal Network stesso a fornire dei dati relativi ad altre persone (cioè nomi, numeri di telefono, indirizzi e-mail ed altro ancora) che verrebbero poi sfruttati da Facebook per comporre delle ipotetiche “schede” relative agli individui non ancora registratisi alla piattaforma.

Secondo quest’ipotesi Facebook sarebbe riuscito a succhiare dati relativi a persone non iscritte, grazie a pratiche come la sincronizzazione mobile ma anche importando a piene mani dati personali dai singoli fornitori di servizi di posta elettronica e dai servizi di messaggistica istantanea. Un’immagine piuttosto inquietante per ciascun utente.

Garante irlandese della Privacy

La pesante accusa lanciata da Europe versus Facebook sarebbe stata quindi impugnata dal garante della privacy irlandese (paese dove si trova la sede europea del Network di Zuckerberg) per verificare quanto c’è di vero in questa somma di accuse.

Ciara O’Sullivan, il portavoce dell’ufficio del garante irlandese della privacy, ha anticipato proprio in queste ore che i rappresentanti di Facebook Ireland saranno ascoltati entro la fine del mese per spiegare la singolare situazione che si è creata.

Dall’altro lato Facebook attraverso il suo portavoce ufficiale Andrew Noyes ha categoricamente respinto tutte le contestazioni bollandole come false. «Consentiamo agli utenti di inviare e-mail agli amici e di invitarli a partecipare a Facebook», ha dichiarato Noyes in una comunicazione ufficiale «Conserviamo l’indirizzo di posta elettronica della persona invitata insieme col suo nome in modo da informare l’utente non appena tale persona si iscrive al Network. Questa pratica è ormai diffusa e radicata, soprattutto in quei servizi che sono basati sul meccanismo degli inviti, dalla condivisione di documenti alla pianificazione di eventi», ha concluso Noyes.

Dal social network si risponde fermamente che nessuna informazione raccolta viene sfruttata per esporre inserzioni pubblicitarie generate sulla base delle preferenze o del comportamento degli utenti e che nessun dato viene assolutamente venduto a terzi ma nella denuncia al vaglio delle autorità irlandesi, si fa chiaro riferimento a pratiche che implicherebbero la gestione di alcuni dati senza il consenso della persona interessata. Il disegno al vaglio degli inquirenti comprende nomi, cognomi, indirizzi di posta, numeri di telefono e addirittura informazioni sensibili come orientamenti politici, religiosi e sessuali. Facebook avrebbe estrapolato questi dati dai vari profili, ricavando degli account ombra validi anche per persone mai registratesi al Social Network. Ora tocca agli inquirenti valutare cosa c’è di vero in tutto questo.

 

fonte: http://ildemocratico.com